A keynote concluso, l'analista Ming-Chi Kuo ha pubblicato la propria lettura dell'evento in un post su X, citato da MacRumors. La tesi centrale è diretta: Apple sta usando Google Gemini come modello di base per il nuovo Siri AI e per alcune funzioni di Apple Intelligence; questo è un fatto pubblico e ormai assodato. Ma il vero banco di prova, secondo Kuo, non è il fatto in sé quanto la capacità di Apple di ricavarne esperienze migliori rispetto a quelle che Google stessa offre con gli stessi modelli.
L'argomentazione ha senso: Apple dispone di dati contestuali on-device che Google non ha — cronologia del calendario, messaggi, foto, abitudini d'uso, tutto elaborato localmente senza uscire dal dispositivo. Se Siri AI riesce a sfruttare questo contesto per fornire risposte più pertinenti e azioni più accurate rispetto a qualsiasi chatbot cloud-first, allora il fatto che il modello sottostante provenga da Mountain View diventa irrilevante per l'utente finale.
Kuo ha poi precisato che la valutazione definitiva non arriverà dal prezzo del titolo Apple nei giorni successivi al keynote — già sceso per le aspettative deluse degli investitori — ma dalla risposta degli utenti nella fase di beta e al lancio autunnale. Un punto che distingue l'analisi tecnica dal rumore di mercato, e che resta il criterio più sensato per giudicare se il nuovo Siri mantenga le promesse.